Il casus belli scelto da Annibale fu la sfortunata Sagunto. La conquista romana della Sardegna (237 a.C.). I Romani tuttavia non si fecero intimidire e Annibale, constatata una volta di più l’impossibilità di assalire la città, fece marcia indietro ritirandosi in Lucania (Calabria). Prima guerra punica (264 a.C. - 241 a.C.), Rivolta dei mercenari (dal 241 al 238 a.C.), Seconda guerra punica (218 a.C. - 202 a.C.), Terza guerra punica (149 a.C. - 146 a.C.), Per guerre puniche si intendono in generale le guerre e le battaglie che coinvolsero la città di, Trattato tra Annibale e Filippo V di Macedonia, Campagne contro i Caledoni di Antonino Pio, Guerre romano-sasanidi di Alessandro Severo, Campagne germanico-sarmatiche di Costantino, Storia delle campagne dell'esercito romano, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Guerre_puniche&oldid=116137982, Voci non biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, Lotta per l'egemonia in Sicilia e del Mediterraneo occidentale, Conquista della Sicilia dopo Capo Ecnomo e in seguito di Sardegna e Corsica (prima guerra), Conquista della Spagna meridionale e resa di Cartagine a Zama (seconda guerra), Acquisizione dell'Africa cartaginese e distruzione di Cartagine (terza guerra). Contrari eternamente, l’onde a l’onde, La notizia di questa nuova sconfitta gettò Roma nel panico. 4 L’indifferenza mostrata dal Senato di fronte alle continue richieste dei Saguntini di liberarli dall’assedio dei Cartaginesi rimase per sempre una “macchia” sull’onore di Roma difficile da eliminare per la storiografia romana. Nel 288 a.C. i Mamertini, un gruppo di mercenari campani, s’impadronirono della città di Messina.Nel 269 a.C.Gerone, il tiranno di Siracusa, intervenne contro i Mamertini. Le guerre puniche in 5 minuti. Alleata di Roma ma posta a sud dell'Ebro, cioè entro i "confini" punici, la città fu assalita, assediata e distrutta (la città di Sagunto aveva chiesto l'intervento di Roma ma il Senato era diviso sul da farsi, tanto che è rimasta celebre la frase "Mentre a Roma si discute, Sagunto cade" dal latino Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur). Agli occhi dei latini e degli italici Annibale aveva continuato a rappresentare “il nemico”, “l’invasore”, con cui ogni compromesso era impossibile.Le conseguenze della vittoria ottenuta su Cartagine furono per Roma importantissime. Quindi si mosse ad assediare Tunisi, ultima roccaforte in mano ai mercenari ribelli. Mario Pani; Elisabetta Todisco. Scipione bloccò il porto da cui arrivavano i rifornimenti per gli assediati; questi scavarono un tunnel-canale e riuscirono a costruire cinquanta navi, ma Scipione distrusse la flotta e il tunnel-canale fu chiuso. Cartagine tuttavia, già attraversata da una profonda crisi economica aggravata ora dalla necessità di versare a Roma i tributi previsti dal trattato di pace, non era in possesso delle somme richieste.In un primo momento il Consiglio degli Anziani cercò di placare gli animi dei mercenari versando a ciascuno di essi uno statere d’oro e facendoli raggruppare nella città di Sicca, posta a ben 200 km di distanza da Cartagine. Nel frattempo il Senato romano, colto completamente alla sprovvista dall’audace piano di Annibale, aveva richiamato in Italia anche l’altro console, Tiberio Sempronio Longo, ordinandogli di rinunciare all’invasione dell’Africa e di portare invece le sue truppe a nord per dare man forte al collega.Giunto a Piacenza, Sempronio Longo, convinto che la semplice superiorità numerica avrebbe garantito ai Romani una facile vittoria sui Cartaginesi (secondo lui ancora provati dalla lunghissima marcia) schierò immediatamente le sue truppe a battaglia.Annibale, tuttavia, aveva avuto modo di preparare a dovere il successivo scontro. Università degli Studi di Catania. La Prima Guerra Punica (264-241 a.C.) è la prima delle tre guerre puniche combattute tra l’antica Cartagine e Roma per il controllo del Mediterraneo.. Agrigento cadde. Questo andava contro il trattato del 306 a.C. che vietava gli interventi di Roma in Sicilia. Annibale partì dalla Spagna con un esercito di circa 50.000 uomini, 6.000 cavalieri e 37 elefanti. Helpful? Si può calcolare che con le forze degli alleati, Roma dovesse mantenere oltre 200.000 uomini a combattere cui bisogna aggiungere le forze navali. Guerre puniche. La guerra era finita 2. Questi approfittò degli accordi di pace del 201 a.C. che vietavano a Cartagine persino l'autodifesa senza il consenso di Roma, per sottrarre territori di confine anche con la forza. Le richieste di soccorso dei Mamertini contro Siracusa raggiunsero Roma e Cartagine. Gli ultimi soldati si rinchiusero nel tempio di Eshmun altri otto giorni. Si disse che Scipione pianse nel vedere la città bruciare, perché gli sembrava di aver intravisto Roma in mezzo alle fiamme. Obiettivo di Amilcare era quello di preparare una guerra di rivincita sui Romani. Risposta preferita. Scipione non forzò l'attacco, che venne lanciato solo nel 146 a.C. Seppur tagliato fuori da ogni comunicazione, Annibale restava comunque un avversario temibile da affrontare: già nel 208 a.C. i consoli Marco Claudio Marcello e Tito Quinzio Crispino avevano cercato di sfidare il Cartaginese a battaglia, ma erano stati da questi sorpresi in una trappola e uccisi. riassnti di cose che sono ne libro. «Nè mai tra queste genti In Spagna Scipione aveva inoltre maturato un ardito progetto strategico per portare a conclusione il conflitto punico. I negoziati tuttavia fallirono e Cartagine, assunto il mercenario spartano Santippo, riuscì a fermare l'avanzata romana nella battaglia di Tunisi. Scaduti quindi i sei mesi della dittatura, all’inizio del 216 a.C. il Senato fornì ai nuovi consoli - Lucio Emilio Paolo e Caio Terenzio Varrone - un esercito di notevoli dimensioni (più di 80.000 uomini) e il mandato di affrontare e sconfiggere Annibale in una singola battaglia.Il Cartaginese, messo in difficoltà dalla strategia fabiana, si era nel frattempo attestato in Puglia, montando il suo accampamento presso Canne (vicino all’odierna Canosa di Puglia), su un terreno pianeggiante e favorevole quindi all’utilizzo della cavalleria numidica.Giunti sul posto anche i consoli, il 2 agosto del 216 a.C. i due eserciti si affrontarono a battaglia e Annibale riportò nuovamente un memorabile successo. RIASSUNTO; BLOG. Si sarebbe formato uno stato ricco, esteso dall'Atlantico all'Egitto e militarmente forte. E a far ricordare i romani pensava Catone il Censore. Le proteste avanzate dai commercianti erano state a lungo ignorate dal Senato, impegnato prima nella lunga guerra con Cartagine, quindi nella sottomissione di Corsica e Sardegna, ma finalmente, all’inizio del 229 a.C., l’assemblea decise di inviare un’ambasceria a Teuta, la regina degli Illiri. La guerra aveva ormai preso un indirizzo favorevole ai Romani: Annibale, costretto nell’estrema punta meridionale della Calabria, non poteva più sperare di ricevere rinforzi né dalla Spagna né tantomeno da Cartagine, visto il costante pattugliamento della flotta romana. Un professore di geografia di Toronto potrebbe essere vicino a sciogliere un enigma che dura da due millenni… Scienze della terra; Biologia; Chimica; Fisica; Matematica; Vai su Zanichelli.it. Nel frattempo Roma portava la guerra in Spagna, prima con i fratelli Publio (padre dell'Africano) e Gneo Cornelio Scipione, e poi dopo la loro morte con Publio Cornelio Scipione (futuro Africano) che attaccarono Asdrubale e Magone (fratelli di Annibale). Le guerre puniche e la conquista dell’Oriente Francesco Toscano. Furono adottati provvedimenti straordinari tra cui l’arruolamento nelle legioni dei ragazzi che non avevano ancora compiuto l’età legale (diciassette anni) e degli stessi schiavi, cui in cambio del servizio veniva offerta la libertà. Addirittura prestò aiuto militare alle forze di Roma nelle guerre contro Antioco III, Filippo V e Perseo. Ben presto, tuttavia, i Mamertini si stancarono della presenza dei Cartaginesi che, a loro avviso, stavano cercando di approfittare della situazione per estendere la loro influenza anche sulla parte orientale dell’isola. Quest’ultimo, giunto a Cartagine, procedette a una profonda riorganizzazione dell’esercito punico e l’anno successivo (255 a.C.) inferse a Regolo una pesantissima sconfitta (battaglia di Tunisi) che costrinse i Romani ad abbandonare ogni velleità di continuare la guerra in Africa. Le zone d’influenza romana e cartaginese riconosciute implicitamente con il trattato dell’Ebro (226 a.C.). Nel 264 a.C. il comandante siracusano Gerone riuscì tuttavia a infliggere ai Mamertini una pesante sconfitta presso il fiume Longano. La conclusione del conflitto aprì a Cartagine una gravissima crisi interna. Busto di marmo ritrovato a Capua e attribuito ad Annibale, L’inarrestabile marcia di Annibale (218-216 a.C.). Quest’atto, seppur legittimo di fronte alle continue prevaricazioni dei Numidi, andava però a violare un’altra clausola del tratto del 201 a.C., ovvero quella che vietava ai Cartaginesi di dichiarare guerra a un altro Stato senza il previo assenso di Roma. Grazie a queste misure e al fatto che diverse comunità del centro-Italia, soprattutto quelle latine, mantennero fede alla loro alleanza, i Romani riuscirono a schierare un numero sufficiente di legioni con cui contrastare l’avanzata dei Cartaginesi.In questa fase ritornò prepotentemente sulla scena Quinto Fabio Massimo il quale, vista legittimata l’accortezza della sua strategia bellica dalla terribile sconfitta di Canne, riuscì a farsi eleggere per due anni di fila al consolato tra il 215 e il 214 a.C. e a garantire la carica al giovane figlio nel 213 a.C. La guerra per salvare Roma, Roma-Bari, Laterza, 2007.- Id., Annibale, Bologna, Il Mulino, 2014. I Punici infatti, dopo aver perso le isole, cercavano una riscossa nel Mediterraneo, ed una fonte di ricchezza per pagare le forti indennità di guerra dovute a Roma. Una clausola del trattato di pace stipulato alla fine della seconda guerra punica aveva infatti concesso a Massinissa il diritto di reclamare per il suo regno tutti quei territori appartenuti in passato ai suoi antenati e che nel corso dei secoli erano passati nelle mani dei Cartaginesi. Amor nasca, nè pace; anzi alcun sorga Anche sul piano militare Scipione si proponeva come un deciso “innovatore”. Filippo V, nuovo sovrano di Macedonia, convinto che la fine di Roma fosse ormai prossima e desideroso di impossessarsi delle comunità greche affacciate sul mare Adriatico (sulle quali Roma aveva esteso la propria egemonia in seguito alle due guerre illiriche), firmò con Annibale un trattato di alleanza con cui si impegnava a portare le sue armate in Italia o comunque a ingaggiare i Romani anche sul fronte orientale. A Roma la notizia della capitolazione dell’antica nemica fu celebrata con un’intera notte di festeggiamenti. Ogni combattente era sottratto alle campagne e all'agricoltura. Nel giro di pochi mesi fu allestito un imponente esercito composto da una flotta di 200 navi da guerra e una forza terrestre di 20.000 legionari. Le origini del conflitto I rapporti tra Roma e Cartagine, mentre fino agli inizi del III sec. All'inizio della guerra, Roma non aveva nessuna esperienza di guerra navale. Breve riassunto della prima guerra punica che ha come causa l’aiuto chiesto dai Mamertini di Messina a Roma contro i Cartaginesi I Romani riuscirono infatti a ottenere discreti successi sulla terraferma conquistando tutte le piazzeforti cartaginesi in Sicilia ad eccezione di Lilybaeum (Marsala), ma sul mare essi subirono diversi rovesci: la flotta fu infatti in più di un’occasione vittima di tremendi naufragi, mentre nel 249 a.C., al largo di Trapani, essa fu completamente distrutta da un’improvvisa sortita dei Cartaginesi. Ad avvalorare tale ipotesi concorrerebbero sia l'archeologia sperimentale (i "corvi" semplicemente NON funzionano) sia un argomento ex silenzio: sulla stele in memoria del console vittorioso non si fa alcun riferimento a questa "arma segreta" nè vi è alcuna notizia ulteriore che sia mai stata utilizzata in altre battaglie. 2 0. 9 Il tema del metus hostilis sarà poi ripreso, nella storiografia latina di età tardo-repubblicana, da Sallustio, il quale identificherà proprio nella distruzione di Cartagine e nella scomparsa della minaccia da essa rappresentata l’inizio della decadenza degli antichi costumi che avevano consentito a Roma di diventare la padrona del mondo. Senza rifornimenti e rinforzi da Cartagine e senza riuscire a far sollevare le popolazioni del centro Italia contro Roma, Annibale si ritrovò praticamente assediato sui monti della Calabria dove, in seguito, gli giunse l'ordine di Cartagine di tornare in Africa per portare aiuto contro Publio Cornelio Scipione (chiamato poi l'Africano). Le sue legioni erano vittoriose da secoli nelle terre italiche ma non esisteva una Marina (la prima grande flotta fu costruita dopo la Battaglia di Agrigento del 261 a.C.). Al momento di partire per l’Italia Annibale aveva lasciato in Spagna gran parte delle sue forze sotto il comando di suo fratello Asdrubale, con la speranza che negli anni successivi egli gli avrebbe inviato i rinforzi necessari a foraggiare la sua campagna italica. Cartagine, fondata nell’814 a.C. da Fenici provenienti da Tiro, era alla guida di un vasto impero commerciale che controllava, oltre alle coste del Nord Africa (l’odierna Tunisia), la parte occidentale della Sicilia, la Sardegna, la Corsica e la parte meridionale della penisola iberica. Nel 264 a.c. appio claudio da reggio sbarca in sicilia e si impossessa di messina; dal 264 al 262 a.c. assistiamo a tre diversi scontri: roma tiene a bada cartagine ed è esclusa dalla sicilia orientale; siracusa accetta nell’ alleanza roma e agrigento viene conquistato. L’eliminazione di Cartagine non si sarebbe ottenuta, tuttavia, con la semplice sconfitta di Annibale sul suolo italico; essa doveva passare necessariamente da un’invasione del territorio africano. Se quest’ultimo si era mostrato incline a rafforzare la potenza cartaginese mediante l’uso della diplomazia, Annibale aveva invece ereditato dal padre il carattere bellicoso e soprattutto un odio inveterato per i Romani 3. Alta vendetta, e la dardania gente I Cartaginesi risposero ben volentieri all’invito dei Mamertini e posero una propria guarnigione a Messina, convincendo così Gerone a ritornare a Siracusa. A ricoprire questa carica venne chiamato Quinto Fabio Massimo, un anziano senatore già due volte console e di provata esperienza militare.Consapevole della superiorità tattico-militare di Annibale, Fabio decise di adottare una nuova strategia bellica, la quale prevedeva di evitare, se non in condizioni assolutamente favorevoli, lo scontro in campo aperto con i Cartaginesi e di puntare invece tutte le forze in una lunga guerra di logoramento. Tuttavia entrambi i contendenti dovettero investire pesantemente nell'allestimento delle flotte e questo diede fondo alle finanze pubbliche di Cartagine. Per quindici giorni i sopravvissuti impegnarono i Romani in una disperata battaglia per le strade della città, ma l'esito era scontato. Guerre Puniche e Cartagine: riassunto. Aveva così inizio il secondo conflitto punico. Deciso quindi a riprendere il progetto sognato dal padre - quello di una guerra di rivincita su Roma - Annibale s’impegnò, tra il 221 e il 220 a.C. a sottomettere a Cartagine tutte le popolazioni iberiche situate a sud del fiume Ebro, dimostrando già da questi primi scontri di essere in possesso di uno straordinario genio militare.Le campagne condotte da Annibale finirono per mettere in allarme Sagunto, timorosa, e a ragione, che prima o poi il Barcide avrebbe rotto gli indugi con i Romani lanciando contro di essa un vigoroso attacco. Alla fine del 206 a.C. i Romani acuirono ancora di più il suo isolamento firmando con Filippo V la pace di Fenice, che in sostanza riconosceva lo status quo precedente alla scoppio del conflitto. Roma reagì chiamando a raccolta i vari nemici che Filippo aveva sia in Grecia (primi fra tutti la Lega etolica) sia in Asia Minore, come il regno di Pergamo; i Romani no… Anno Accademico. 5 A questo proposito è diventata celebre l’incitazione rivolta ad Annibale da Maarbale, comandante della cavalleria cartaginese. In un’occasione, nel 279 a.C., le due potenze erano addirittura arrivate a siglare un trattato di alleanza militare per respingere la minaccia rappresentata da Pirro, il re dei Molossi chiamato in Italia da Taranto per fronteggiare i Romani, il quale nel 278 a.C. aveva esteso le sue ambizioni di conquista anche su quella parte della Sicilia controllata dai cartaginesi.Al di là di queste premesse, è comunque importante sottolineare che nel 272 a.C. le due città, seppur ancora in rapporti cordiali e amichevoli, stavano ormai entrando in rotta di collisione a causa delle reciproche ambizioni espansionistiche: da una parte Roma, conquistata ormai l’egemonia sulla parte meridionale della penisola italica, cominciava a guardare con sempre più interesse alla possibilità di espandersi anche in Sicilia - una delle regioni più ricche del Mediterraneo -, dall’altra Cartagine, consapevole dell’ambizione dei Romani, era decisa ad anticipare le loro mosse e a completare la conquista dell’isola, verosimilmente con l’obiettivo, in un secondo momento, di estendere a sua volta le proprie mire espansionistiche sull’Italia meridionale. Cartagine era estremamente ben difesa. Presa quindi la via delle Alpi, dopo una traversata epica, giustamente celebrata dalla tradizione antica e moderna, all’inizio dell’inverno del 218 a.C. egli mise finalmente piede in Italia, ricevendo subito l’appoggio di numerose tribù galliche. riassunto GUERRE PUNICHE ? In questi 30 giorni, si ebbe una frenetica corsa al riarmo, già segretamente riavviato negli anni successivi alla sconfitta di Zama. Forte di questo successo, Amilcare si assicurò allora l’alleanza del principe numida Narava (cui promise in sposa una delle sue figlie), e dopo aver ottenuto una seconda vittoria sui ribelli, incoraggiò la defezione tra le loro fila, promettendo una generale amnistia a chi avesse accettato di combattere al suo fianco.Questa politica ebbe però, come effetto più immediato, quello di radicalizzare la posizione dei ribelli: uno dei loro capi, Ataurito, fece torturare e uccidere Gisgone (insieme ad altri 700 prigionieri cartaginesi), così da compromettere inevitabilmente la posizione dei mercenari. Lv 7. Complimenti in ogni caso per il sito, veramente di grandissima qualità. Diverse comunità siciliane, seppur propense a passare dalla parte di Roma, erano infatti titubanti a schierarsi apertamente in suo favore a causa delle rappresaglie compiute dalla flotta cartaginese.Grazie al contributo dei socii navales (le comunità greche del sud Italia alleate di Roma) fu costruita, in pochi mesi, un’imponente flotta di 120 navi (100 quinquiremi e 20 triremi). Abbandonata a se stessa, Capua chiese e ottenne la resa nel 211 a.C. Nello stesso periodo i Romani, per allentare la minaccia macedone, siglarono inoltre un accordo con la lega etolica, una confederazione di città-stato greche tradizionale nemica della Macedonia, che costrinse Filippo V ad abbandonare ogni speranza di traghettare il suo esercito in Italia.L’attenzione di Roma e Cartagine si spostò allora sulla penisola iberica. Quando anche Asdrubale fu ucciso, l'esercito scelse come capo Annibale, ancora ventisettenne. La mattina seguente (18 dicembre 218 a.C.) inviò quindi la sua cavalleria a provocare i Romani, e dopo che questi ebbero attraversato in forze il fiume fece scattare la trappola ordinando alle truppe ancora nascoste tra la vegetazione di attaccare alle spalle i legionari. Non è certo che il peso dei corvi sulle prore delle navi sia stato il maggior responsabile dei disastri. Se vuoi essere informato ogni volta che il nostro sito viene aggiornato, iscriviti alla newsletter Questo sito viene aggiornato senza nessuna periodicità. Commenti. Fu posto l'assedio. Moneta raffigurante Massinissa, re di Numdia. Anche le città-stato greche, beneficiarie in un primo momento di una generale “liberazione” (proclamazione di Corinto: 196 a.C.), finirono ben presto per essere costrette a riconoscere la supremazia dei Romani. A risultare decisivo fu, in quest’occasione, l’utilizzo dei “corvi”, passerelle mobili dotate di uncini che venivano calate sulle navi nemiche permettendo così ai legionari romani - superiori nel corpo a corpo rispetto ai mercenari cartaginesi - di compiere l’abbordaggio. Uno degli ambasciatori provocò allora apertamente la regina prospettando un intervento armato da parte di Roma, e a questa minaccia Teuta rispose facendo uccidere lo stesso ambasciatore.Quest’ultimo atto offri al Senato il pretesto per intervenire. Grazie agli insegnamenti del padre, Annibale aveva ormai compreso che la forza vitale di Roma risiedeva nell’enorme bacino di reclutamento offerto dalla confederazione degli alleati italici. Gli insuccessi romani resero audaci i cartaginesi, Asdrubale prese il potere con un colpo di Stato e ordinò di esporre sulle mura i prigionieri orrendamente mutilati. Le operazioni romane furono tuttavia frustrate dall’efficace difesa offerta dai Siracusani, guidata in questo caso dal famoso matematico Archimede, e la città capitolò solo alla fine del 212 a.C. grazie a un tradimento. Annibale dimostrò sin da subito di possedere un carattere completamente diverso da quello di Asdrubale. Egli era inoltre sicuro che, una volta attraversate le Alpi, anche le popolazioni galliche recentemente sottomesse dai Romani - i Boii e gli Insubri - si sarebbero unite alla sua causa, andando così a sostituire le perdite subite nella marcia di avvicinamento. A partire dal 232 a.C., tuttavia, la situazione tornò a farsi tesa. Nel 264 a.C., con lo scoppio della prima guerra punica, ha inizio un’importantissima fase della storia di Roma, che prende oggi il nome di imperialismo romano. Il trattato dell’Ebro, che, in linea generale, stabiliva di fatto l’esistenza di due sfere d’influenza, riconoscendo a Cartagine il diritto di proseguire con la sua campagna di conquista della Spagna meridionale, ribadiva allo stesso tempo la posizione di superiorità ormai assunta da Roma nei rapporti diplomatici tra le due potenze, perché se da una parte ai Cartaginesi era esplicitamente vietato di oltrepassare in armi il fiume, dall’altra nessun vincolo era imposto a una possibile ingerenza dei Romani all’interno della penisola iberica. Nel 193 a.C. Massinissa occupò Emporia e il Senato romano inviò a Cartagine una delegazione; nel 174 a.C. occupò Tisca e Roma inviò Catone alla guida di un'altra commissione; ancora, il re numida occupò Oroscopa. Durante il lungo processo che aveva portato Cartagine a estendere e consolidare il suo dominio sul Mediterraneo occidentale, si erano venuti a formare, all’interno della città, due opposti schieramenti politici, animati da differenti vedute riguardo agli indirizzi da imprimere alla politica espansionistica.Da una parte la classe dei ricchi proprietari terrieri era convinta che le forze militari cartaginesi dovessero essere impiegate nel tentativo di assicurare alla città un controllo sempre più esteso sull’entroterra africano, il cui sfruttamento era del resto alla base della loro stessa ricchezza. I Romani erano convinti che la guerra si sarebbe presto risolta in loro favore. Scipione era in effetti una personalità anomala nel panorama politico romano. La Spagna fu conquistata e Asdrubale venne in Italia cercando di portare rinforzi al fratello. Roma nel periodo tra le due guerre (237-222 a.C.). Come già avvenuto in altre condizioni di estrema gravità, i Romani nominarono allora un dittatore, ovvero un magistrato eccezionale che per sei mesi deteneva un potere assoluto all’interno della città. Conquistò così la Sicilia e costrinse … A turbare i Cartaginesi erano però i rapporti con il vicino regno di Numidia. Intuendo che la guerra era ormai entrata nella sua fase decisiva, il Consiglio dei Cento a Cartagine propose allora una riconciliazione definitiva tra Amilcare e Annone, e i due generali, unite finalmente le rispettive forze, riuscirono ad avere la meglio sull’ultima forza dei mercenari e a riconquistare anche le città di Utica e Ippona. Dotato di un grande carisma personale, Scipione incarnava perfettamente gli ideali di una nuova generazione di nobili romani che, educati ormai alla cultura greca, si ponevano al di fuori degli schemi tradizionali imposti a Roma dal mos maiorum, mostrando una più decisa inclinazione verso l’instaurazione di un vero e proprio “culto” della singola persona. La seconda Guerra punica Mentre Roma era impegnata in una serie di battaglie contro gli Illiri e i Galli nel decennio 229-119 a.C. i cartaginesi approfittarono della situazione per conquistare la Spagna. 7 anni fa. I mercenari rifiutarono infatti le offerte del generale e mossero verso Cartagine, accampandosi a soli pochi chilometri dalla città. Non appena si seppe che i romani erano forti di un esercito di 80.000 uomini e 4.000 cavalieri, Cartagine capitolò, inviando 300 ostaggi scelti fra gli adolescenti della nobiltà punica. Come prima mossa il Barcide, grazie a un nuovo stratagemma, attirò i mercenari in una gola (gola della Sega), e dopo aver imprigionato i loro capi - che si erano recati da lui per trattare le condizioni della resa - li massacrò dal primo all’ultimo uomo. IL PERIODO TRA LE DUE GUERRE(241-219 a.C.), La rivolta dei mercenari contro Cartagine (241-238 a.C.). Annone, inviato a Utica per spezzare l’assedio dei ribelli, pur riuscendo ad avere la meglio in uno scontro combattuto fuori dalle mura della città rinunciò all’inseguimento dei nemici, dando in questo modo ai mercenari il tempo di riorganizzarsi. Il conflitto entrò allora in una fase di stallo. La rivolta era dovuta all'impossibilità dei punici di pagare le truppe stesse alla fine del conflitto. Sapendo di non poter assediare Roma prima di aver raccolto attorno a sé le popolazioni dell'Italia centrale e meridionale si diresse verso la Puglia dove, a Canne, inferse una tremenda sconfitta all'esercito romano. Dopo aver ristabilito la disciplina tra le truppe romane, Scipione diede avvio a una spettacolare e sistematica opera d’assedio, chiudendo ogni via d’accesso per Cartagine e isolando completamente la città anche dal mare. mi servirebbe il riassunto delle guerre puniche (dettagliato ma nn troppo lungo) Rispondi Salva. In Sardegna la situazione politica aveva infatti subito un repentino cambiamento. William Turner, Tempesta di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi (1812). “Vittime” di questa politica di conquista furono sia la Macedonia di Filippo V e del figlio Perseo (II e III guerra macedonica: 200-196 a.C. e 171-167 a.C.), sia la Siria di Antioco III (guerra siriaca: 192-187 a.C.).